Il valore della vita

Il valore della vita

Cosa conta davvero e perché
Giugno 2016
15x21 cm
304 pagine
€ 16,00€ 13,60
In uscita
ISBN: 
978-88-6856-238-3

In libreria dal 9 giugno 

Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 1910, a più di ottantadue anni, Lev Tolstoj lasciò la sua casa di Jasnaja Poljana.Dopo una fuga di quattro giorni, egli si ammalò e, costretto a fermarsi alla stazione di Astàpovo, vi morì la mattina del 7 novembre. Cosa aveva spinto il grande romanziere a un gesto in apparenza tanto sconsiderato? Forse la stessa ansia di vivere della giovane Anna Karenina, o forse la ricerca della solitudine che, come aveva lasciato scritto alla moglie, gli sarebbe stata indispensabile per guardare indietro alla sua vita e forse accorgersi, come il suo Ivan Il’ic, che “non era stata come doveva”. Ma come deve essere una vita? Cosa conta davvero nell’arco della nostra esistenza? E se la grande letteratura, da Omero a Shakespeare, da Tolstoj e Dostoevskij a Beckett, ha affrontato più volte la questione del valore della vita e del senso dell’essere, forse più difficile è il compito di chi intende cercare una risposta muovendo da una prospettiva e da interessi intellettuali diversi. In altre parole, di chi intende discutere ditali questioni nell’orizzonte discelte pubbliche di natura morale. In questo saggio Sebastiano Maffettone tenta, assumendo un punto di vista filosofico laico e pluralista, l’analisi di questioni spesso curiosamente trascurate dalla filosofia occidentale. costruendo una teoria del valore della vita che possa servire per valutare la nostra stessa esistenza.

  • Sebastiano Maffettone

    È tra i maggiori filosofi contemporanei. Ideatore del concetto di “etica pubblica" e studioso del pensiero di John Rawls, ha insegnato nelle più prestigiose università mondiali, tra cui Harvard, London School of Economics, Delhi University e Sciences Po. È Professore di Filosofia politica alla LUISS Guido Carli, dove dirige il Center for Ethics and Global Politics, e Presidente della Scuola Superiore di Giornalismo “Massimo Baldini”.