La responsabilità amministrativa da reato degli enti della filiera alimentare

Il Legislatore italiano preso atto che il contesto societario è divenuto negli ultimi anni l’ambito criminologico d’elezione per il compimento dei c.d. reati alimentari, nonostante nessuno strumento sovrannazionale abbia mai reclamato espressamente sanzioni nei confronti delle persone giuridiche per tale gruppo di delitti, ha intrapreso una nuova politica criminale in materia, volta a rafforzare gli strumenti legislativi predisposti per contrastare la criminalità nel settore alimentare. 
Servendosi dello schema tipico di responsabilità amministrativa dipendente da reato degli enti tracciato nel D. Lgs. n. 231/2001, ha infatti previsto, accanto alla tradizionale responsabilità penale delle persone fisiche, anche una responsabilità formalmente amministrativa, ma nella sostanza di natura penale, in capo alle societas che operano nelle diverse fasi della filiera alimentare. Tale risultato è stato ottenuto mediante l’inserimento nel catalogo dei reati presupposto dei delitti contro l’industria e il commercio, di cui al Capo II, del Titolo VIII del Libro secondo del codice penale, fra i quali figurano anche fattispecie astratte orientate a prevenire e reprimere la commissione delle c.d. frodi alimentari di natura commerciale.  
A circa dieci anni dalla previsione di una specifica responsabilità in capo agli enti della filiera alimentare in caso di commissione nel loro interesso o vantaggio di uno dei delitti contro l’industria e il commercio afferenti al settore alimentare, sembra, allora, opportuno chiedersi se l’obietto fissato dal Legislatore, di fronteggiare in tal modo l’allarmante insinuarsi della criminalità d’impresa in tale peculiare settore, possa dirsi concretamente raggiunto.  
Numerose sono tutt’oggi le criticità, emerse sul piano empirico-criminologico, che affliggono la vigente disciplina, alle quali il Legislatore non ha ancora dato una compiuta risposta legislativa, nonostante i tentativi di riforma da parte prima della c. d Commissione Donini e, successivamente, dalla c. d. Commissione Caselli, i quali non hanno però condotto, come auspicato, ad un successivo dibattito parlamentare. 
La definitiva costruzione di un mercato alimentare globale e l’incessante evolversi dei fenomeni di criminalità che colpiscono il settore della produzione, lavorazione e trasformazione di alimenti rendono ormai impossibile rimandare ulteriormente una profonda riforma della legislazione penale in materia alimentare.