Un geniale storico arabo, Ibn Khaldun, forniva nel XIV secolo una limpida spiegazione delle ragioni che hanno reso difficile alla civiltà musulmana competere economicamente con l’Occidente e che l’hanno condotta in una situazione rovinosa e frustrante. Questo libro di Pellicani riprende le tesi di Khaldun e propone un percorso originale per andare alle radici del fenomeno della Jihad, indica le “piste” che bisogna battere per comprendere la natura del dramma storico che si sta svolgendo sotto i nostri occhi e dal cui esito dipenderanno le forme che assumeranno le relazioni fra Noi e gli Altri.
Con l’aiuto della teoria dell’aggressione culturale di Arnold J. Toynbee, - quella stessa che Samuel Huntington ha reso famosa con la formula dello “scontro di civiltà” - queste pagine portano in primo piano con evidenza e chiarezza sorprendenti la crisi di identità che ha colpito i popoli del Dar al-Islam a partire dal momento in cui hanno preso coscienza che il mondo era diventato “l’inferno dei fedeli e il paradiso degli infedeli”.
Il testo di Pellicani, scrive Giovanni Sartori nella prefazione, “a differenza dei molti e, anzi, troppi instant books scritti più che altro per essere venduti, arriva sempre a cogliere il fondo dei problemi”.
Luciano Pellicani è fra i sociologi italiani più conosciuti a livello internazionale grazie alla pubblicazione dei suoi saggi nelle principali lingue europee. Titolare della cattedra di sociologia politica presso la Luiss “Guido Carli” e direttore di “Mondoperaio”, è autore di numerosi volumi, fra i quali ricordiamo: Saggio sulla genesi del capitalismo (SugarCo, 1988), La società dei giusti. Parabola storica dello gnosticismo rivoluzionario (EtasLibri, 1995), Modernizzazione e secolarizzazion e (Il Saggiatore, 1997), Le sorgenti della vita. Modi di produzione e forme di dominio (Seam, 1997), Dalla società chiusa alla società aperta (Rubbettino, 2002) e Rivoluzione e totalitarismo (Marco, 2004).